Il feeling tra Antonio e il coworking

Il feeling tra Antonio e il coworking nasce quando  lab121 è ancora una community multiprofessionale senza fissa dimora. Già allora Antonio nutre una naturale propensione per le collaborazioni professionali, tanto che al 1° evento al quale partecipa (Collett.IVA e Wikicrazia nel chiostro di S.M. di Castello – AL) ascolta la discussione, aiuta a spostare tavoli e a bere il vino rimasto 😉

Aperto il centro di coworking a dicembre 2011, il feeling tra Antonio e il coworking si anima a tal punto da fargli scegliere di diventare un coworker residente e persuadere la sua azienda tedesca nel permettergli di smettere di lavorare da casa.

La decisione di Antonio e il nulla osta della sua azienda germanica si  rivelano proficui, infatti al lab121 Antonio conosce Jan, il suo attuale insegnate di tedesco.

.. quando si dice che “il coworking ti entra dentro” è come un tarlo virale di entusiasmo e apertura verso gli altri ….

Antonio è passato dal lavorare a casa al svolgere la sua professione in un centro di coworking, ovvero ha barattato un po’ di comodità domestica e parecchia solitudine con l’inserimento in una community multiprofessionale; ha conosciuto persone che lavorano in settori diversi e ha trovato, nella scrivania accanto, il suo attuale insegnante di tedesco ..

Il feeling tra Antonio e il coworking non si arresta qui, nella foto sotto lo vediamo al “Presenta te stesso” del 25/05/12 mentre illustra il suo progetto di creativity management ..Ma non è tutto qui: il “Presenta te stesso” si è concluso con la bella canzone interpretata da Elisa, la figlia di Antonio, nonchè la più giovane coworker di lab121 🙂

L’enoturismo e l’enogastronomia come leva dello sviluppo del territorio. Buone pratiche, progetti e formazione

Silvia Badriotto, socia lab121 si occupa di Nuovi Turismi, un progetto di sviluppo, consulenza commerciale e promozione turistica e alberghiera. Nuovi turismi sensibilizza sui temi dello sviluppo turistico orientato al destination marketing, al Web 2.0 e alle nuove tecnologie, con un occhio alla tradizione, al vivere sostenibile e responsabilmente, per creare un turismo integrato.

Il turismo rurale e l’enoturismo

Prodotti genuini, vino e cibo in zone autentiche con ritmi tranquilli. Questa è fra le prime motivazioni di viaggio verso il nostro Paese e al primo posto come elemento di soddisfazione per i turisti stranieri. Il successo del turismo rurale si afferma con le degustazioni di prodotti tipici e visite in vigne e cantine associate, alla qualificazione e allo sviluppo dell’enoturismo. L’attrattiva del vino per i turisti stranieri diretti in Italia coinvolge soprattutto un target medio alto, informato e sensibile al paesaggio, alla gastronomia tipica e all’arte.
Per la valorizzazione dei territori italiani, tutti gli attori – pubblici e non – hanno un ruolo importante. Il miglioramento delle strutture ricettive e di accoglienza, la creazione di iniziative quali corsi di cucina e degustazione, e l’organizzazione di concerti, eventi culturali, workshop, seminari sulle tradizioni locali, momenti di promozione e comunicazione hanno permesso una crescita del fenomeno.

I “turisti del vino” in Italia

Il ritratto del turista del vino del 2011 dipinge un quadro/mosaico articolato, in cui la clientela straniera supera quella nazionale, sebbene gli italiani siano in grande incremento, con un’età compresa fra i 30 ed i 60 anni, attenti alle applicazioni mobile e nuove tecnologie, che si autogestiscono il planning della vacanza.
I turisti del vino sono esperti e amatoriali, dedicano numerosi fine settimana a escursioni mirate e scelgono ogni anno una regione in cui programmare un soggiorno maggiore, di approfondimento settimanale. La settimana delle Cantine Aperte, a fine maggio è ovviamente la più gettonata, sebbene talvolta sia utilizzata anche per visite in loco, quindi in cantine della propria regione, senza programmazione di viaggio e spostamento weekend.
La clientela italiana è più incline a gestirsi in proprio l’organizzazione del viaggio, ricorrendo a siti internet, guide cartacee specializzate, riviste di settore. Quella internazionale è sovente più esigente e “informata”, utilizza il supporto di tour operator dedicati e richiede programmi dettagliati, gradisce proposte in cui non siano presenti i soli noti, mostri sacri dell’enologia e della cucina nazionale, ma al contrario ama essere condotta nella scoperta di nuove realtà emergenti, da “raccontare e illustrare” agli amici al rientro a casa.
Le nazioni di maggior provenienza sono sicuramente Germania e Svizzera, con interessanti ritorni oggi dal Nord Europa, dal Nord America e il consolidamento di arrivi interessanti anche da Paesi del bacino mediterraneo, dell’Est europeo e dell’estremo Oriente.

Il turismo enogastronomico e gli eventi che caratterizzano i territori

Gli eventi enogastronomici consolidati e di respiro internazionale sono in Italia molti (Festival delle Sagre ad Asti, Giritonno a Carloforte, I Fritti d’Italia a Ascoli, il Campionato del Pesto a Genova, Cous Cous a San Vito Lo Capo, Cerealia a Roma, Stragusto a Trapani, I Primi d’Italia a Foligno, Eurochocolate a Perugia, Salone del Gusto a Torino, il Festival dei Borghi Più Belli d’Italia a Roseto e Valforte, Il Merano Wine Festival di Merano, Rosso Treviso, per citarne alcuni tra i più significativi) e muovono appassionati di tutto il mondo, che soggiornano nel territorio ad approfondire la conoscenza delle prelibatezze enogastronomiche locali, oltre ovviamente a “gustarsi” la sagra tipica.  Numerosissime poi le sagre di paese, che, muovendo un bacino di utenza locale, non possono essere indicate come motori ed attrattori turistici.

Anche gli eventi non gastronomici, quali festival musicali, teatrali, cinema, sportivi, rievocazioni storiche e religiose, mostre e musei, concorsi e competizioni sportive dedicano importanti momenti all’enogastronomia, zoccolo duro, linea guida e raccordo irrinunciabile di ogni iniziativa.

Il ruolo dell’agente di Sviluppo Locale, AGENGSviluppo

Per finire mi è caro un accenno su AGENSviluppo, un’associazione nazionale che collega specialisti italiani nel marketing e nella promozione dei territori, così come di consorzio e di operatori privati. L’attività dell’associazione spazia a 360° su tutti i campi, da quello legislativo a quello ambientale, dal marketing alla promozione, dal rilievo statistico alla comunicazione. Sempre più importante sta divenendo il ruolo dell’agente di sviluppo territoriale nella definizione delle strategie di analisi e promozione dei territori, ed anche qui ambiente, sostenibilità, enogastronomia e artigianato stanno consolidando spazi sempre più ampi, diventando veri motori e alfieri del territorio.

Vino e Legge

Il territorio del monferrato che circonda la zona di Alessandria e lo stimolo dell’evento Cowoinnova, ospite Gianluca Morino di Cascina Garitina, uniti alla passione di Saverio e dei soci del suo studio legale, hanno dato vita ad una discussione sul vino vissuto da un punto di vista poco conosciuto, quello legale. Ecco aluni spunti ….

Al giorno d’oggi il vino è tra i prodotti più complessi dell’agricoltura; offre inoltre spunti stimolanti dal punto di vista del Diritto, occupa infatti una posizione legislativa più articolata rispetto agli altri prodotti agricoli.

Vi è un’ampia sovrapposizione di problematiche legislative, in particolare un frammentato sistema normativo, soprattutto di origine comunitaria, che condiziona i processi produttivi ed i riflessi commerciali dell’attività vitivinicola.

Gli orientamenti dei consumi, le esigenze organizzative dettate dalla dinamica dei modelli di impresa orientati alla globalizzazione dei mercati, i costi di produzione e dei capitali investiti, esercitano a loro volta vigorose spinte che richiedono il continuo adattamento degli istituti giuridici. Da qui la particolare caratteristica di irrequietezza delle norme.

I principi informatori del sistema normativo vitivinicolo hanno prevalentemente origine comunitaria, i cui cardini basilari (tutela della libera concorrenza, divieto di aiuti di stato, ecc..) sono stati posti anche nel regime tipico del mondo del vino.
La Legge n. 164/1992, inquadrando l’intera produzione vitivinicola, nella parte generale stabiliva le classificazioni e le definizioni, sia della Denominazione di Origine, per la quale si intendeva il nome geografico di una zona particolarmente vocata, sia dell’Indicazione Geografica Tipica, per la quale si intendeva il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne derivava.
In sintesi, secondo tale normativa si differenziavano: (a) i Vini da Tavola, non soggetti ad una disciplina specifica, (b) i vini da tavola con indicazione geografica o con indicazione geografica e di vitigno, che prendevano la classificazione di Vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT) e (c) i Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (VQPRD) che assumevano una classificazione più selettiva dividendosi in DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

Per il riconoscimento delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche Tipiche, la legge prevedeva che la DOCG potesse essere attribuita a vini di particolare pregio già riconosciuti DOC da almeno cinque anni e che la DOC e la IGT fossero comunque riservate a produzioni corrispondenti ai requisiti dettati da specifici disciplinari.
Questa distinzione del vino, a partire da quest’anno é stata interamente ripensata: la nuova OCM ha infatti mandato in pensione la nostra divisione piramidale (DOCG/DOC/IGT/VDT) ed ha adottato quella già in uso per i prodotti alimentari, ossia la denominazione di origine protetta (DOP) e l’indicazione geografica protetta (IGP).
Rimarrà ovviamente la famosa fascetta relativa alle bottiglie in DOCG, ma sarà solo un riferimento qualitativo e non più un segnale indicante uno specifico disciplinare di produzione ed imbottigliamento.

I cambiamenti introdotti con i regolamenti europei del 2009, istituenti il nuovo OCM del Vino, hanno tutti l’obiettivo di conferire maggiore equilibrio al mercato vitivinicolo, conducendo alla progressiva eliminazione di misure di intervento sul mercato inefficaci e costose, al fine di aumentare la competitività dei vini europei sul mercato globale.

La riforma consente una rapida ristrutturazione del settore, poiché include un regime triennale di estirpazione dei vigneti su base volontaria (con la progressiva riduzione della superficie vitata), volto ad offrire un’alternativa per i produttori che non sono in grado di far fronte alla concorrenza e ad eliminare dal mercato le eccedenze e i vini non competitivi. In questo senso, é stato introdotto un regime di estirpazione volontaria su un periodo di tre anni, per una superficie totale di 175 000 ettari e con premi decrescenti. Uno Stato membro può così mettere fine all’estirpazione quando la superficie estirpata rischia di superare l’8% della superficie viticola nazionale o il 10% della superficie totale di una determinata regione.
La Commissione può mettere fine all’estirpazione quando la superficie estirpata raggiunge il 15% della superficie viticola totale di uno Stato membro. Gli Stati membri possono inoltre vietare l’estirpazione nelle zone di montagna o a forte pendenza, nonché per motivi ambientali.

E’ stato inoltre stabilito un miglioramento nell’utilizzo dei fondi strutturali: una parte dei fondi viene trasferita a misure di sviluppo rurale e riservata alle regioni vitivinicole.
Tali misure possono includere l’insediamento di giovani agricoltori, il miglioramento della commercializzazione, la formazione professionale, il sostegno alle organizzazioni di produttori, i finanziamenti destinati a coprire le spese supplementari e le perdite di reddito derivanti dal mantenimento dei paesaggi di valore culturale.
Gli aiuti per la distillazione di crisi e la distillazione di alcool per usi alimentari sono progressivamente soppressi e gli importi corrispondenti, ripartiti in dotazioni nazionali, possono essere destinati a misure per la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi, l’innovazione, la ristrutturazione e la modernizzazione dei vigneti e delle cantine.

La riforma ha la finalità di garantire la protezione dell’ambiente nelle regioni vinicole e la salvaguardia delle politiche di qualità tradizionali e consolidate e semplifica in maniera significativa le norme di etichettatura nell’interesse di produttori e consumatori.

Quanto alle pratiche enologiche, l’incarico di approvare pratiche enologiche nuove o di modificare quelle esistenti é stato trasferito dai singoli Stati alla Commissione Europea, che valuterà le pratiche ammesse dall’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), aggiungendo eventualmente alcune di esse all’elenco delle pratiche ammesse dall’UE.

Si profila inoltre un miglioramento delle norme in materia di etichettatura, infatti i vini con Indicazione Geografica Protetta e quelli con Denominazione d’Origine Protetta costituiscono la base del concetto di “vini di qualità” dell’Unione europea. Tuttavia l’etichettatura viene semplificata, essendo ad esempio concesso ai vini dell’UE senza indicazione geografica di indicare il vitigno e l’annata. Talune menzioni e forme di bottiglia tradizionali possono conservare la protezione di cui godono.

Continua infine ad essere ammessa la pratica dello zuccheraggio, ma viene imposta una riduzione dei livelli massimi di arricchimento con zucchero o mosto. In condizioni climatiche eccezionali, gli Stati membri possono chiedere alla Commissione un aumento di tali livelli.

www.studiolegalebzb.it

Patto di famiglia

Saverio Biscaldi, avvocato e socio lab121, condivide le sue competenze con un articolo sul patto di famiglia. Inoltre, fino alla fine di giugno, ogni venerdì, Saverio è disponibile presso lab121 per offrire il suo parere professionale agli associati.  

Patto di famiglia

Con questo nome altisonante il legislatore identifica un contratto il cui obbiettivo è quello di rendere il passaggio generazionale di un’azienda il meno complicato possibile.

Troppo spesso alla morte del titolare di un’azienda, qualsiasi sia la forma in cui viene gestita, il passaggio generazionale mette in seria difficoltà l’attività stessa.

Il patto di famiglia permette di evitare che al momento della morte del titolare dell’azienda sorgano liti tra gli eredi. Gli effetti del contratto sono immediati e volti alla cristallizzazione del trasferimento in capo al soggetto designato senza che successivamente gli altri eredi possano avanzare pretese sul lascito.

Il legislatore ha previsto numerose tutele per i legittimari non assegnatari dell’azienda, infatti agli stessi, salvo rinuncia, deve essere garantita la liquidazione dell’equivalente a loro spettante qualora la successione si fosse aperta nel momento stesso dell’assegnazione.

La possibilità di trasferire la sola nuda proprietà permette inoltre al titolare dell’azienda di riservarsi l’usufrutto vitalizio e quindi di gestire l’attività direttamente e beneficiare degli utili prodotti dalla stessa.

Avv. Saverio Biscaldi – www.studiolegalebzb.it

“import & export” – mostra collettiva

 

Il 22 giugno 2012 alle ore 19.00 presso lab121 di Via Verona, 17 Alessandria, inaugura la mostra collettiva “import & export“.

 

Saranno esposte foto, illustrazioni, quadri, tavole tecniche / infografiche, ovvero opere, progetti o idee che rappresentano il commercio/scambio internazionale.

Gli espositori sono soci di lab121, la fruizione della mostra è aperta a tutti.

Le opere si potranno visionare dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 fino al 6 luglio.

1 venerdì di giugno! Opencowo + Innovazione digitale per la crescita economica d’impresa

Il 1 giugno puoi  utilizzare gratuitamente le postazioni di lavoro e la wifi presso lab121 di Alessandria dalle 10 alle 19.

L’iniziativa è estesa anche ai centri di Coworking 22A22 di Firenze e The Collective di Verona.

A lab121, alle 19, concluderemo la giornata di Opencowo con il secondo appuntamento di “Innovazione digitale per la crescita economica d’impresa”

Ospite Federico Schneider,  alessandrino DOC e vivace imprenditore.

Qualche info sul nostro ospite … A 22 anni fonda la cooperativa Progetto A  e l’associazione sportiva Agape di cui è presidente per alcuni anni.  Nel 1994 apre, con altri soci, “crepes l’avarizia” , storico locale alessandrino di cui ad oggi è ancora amministratore; nel 2007 si dedica alla nascita del progetto di e-commerce con la ditta Fiodor Srl e nel 2011 lancia GoodCard.

Federico ci racconterà la sua storia di imprenditore e imprenditorialità, focalizzandosi sulle ultime attività di crescita economica di azienda attraverso le nuove tecnologie. Scopriremo cosa significa effettuare compravendite su eBay e fare di questa attività un lavoro (B2C) e capiremo qual è la molla che spinge un giovane imprenditore a scommettere su nuovi modi di accrescere il marketing attraverso la rete di persone e digitale (Goodcard).

Storytelling d’impresa, una giornata per raccontare … il progetto, l’azienda, i prodotti.

9 giugno 2012 dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18

lab121 di via Verona, 17 – Alessandria

Lo storytelling d’impresa è un potente strumento di marketing narrativo, il cui scopo è di convincere il consumatore a comprare un prodotto, attraverso una modalità di marketing “nuova”: immergerlo in un universo narrativo, coinvolgerlo in una storia credibile.

Progettato e condotto da Piero Camerone, coach esperto in metodologie di apprendimento e Alessio Giachin Ricca, filosofo, docente e consultant in marketing e comunicazione, lo storytelling d’impresa è un percorso di formazione innovativo dove ciascun iscritto, attraverso un coinvolgimento personalizzato, acquisisce la capacità di analizzare, giudicare e risolvere in azioni correttive i contesti critici cui si riferisce.

Al termine dello storytelling d’impresa, il “Tesoro” che ciascun partecipante porta a casa, è la capacità di saper valorizzare persone, relazioni, prodotti e servizi attraverso le tecniche acquisite.

Metodologia: l’approccio allo storytelling è pragmatico. È necessario assicurare una stretta attinenza fra i significati concettuali proposti e le tipologie di contesti organizzativi. Lo storytelling sarà focalizzato su tematiche aziendali e del lavoro proposte dai singoli partecipanti al fine di personalizzare contenuti e azioni di miglioramento. L’oggetto e l’obiettivo dell’apprendimento dei singoli è dunque sempre costituito dalla ricerca e creazione di nuove idee e possibilità in relazione alle reali problematiche del lavoro.

Contenuti

  • Cosa sono le storie d’impresa
  • Perché fare storytelling
  • I 6 elementi canonici del racconto
  • Le distinzioni concettuali: teoria dei modelli mentali
  • La progettazione narrativa della corporate identity
  • Come si racconta la marca e come un prodotto
  • La dismissione delle parole: il linguaggio genera realtà
  • La prospettiva polilogica dell’essere umano
  • Dall’Io demiurgo all’integrazione della molteplicità dell’Io
  • Tecniche di pensiero autobiografico – storytelling
  • Il coordinamento di 3 domini – emozioni, linguaggio, corpo
  • Il processo di personalizzazione delle aziende: vivere l’azienda come persona
  • Narrare l’azienda, i suoi valori guida, la vision, lo sviluppo dei prodotti e/o servizi, gli obiettivi, le
  • relazioni tra ruoli e tra gruppi, l’identità e specificità nel rapporto con i clienti e il mercato di
  • riferimento
  • Tabella di allenamento dello storyteller

 

Partecipazione: il laboratorio di storytelling è riservato ai soci di lab121 e, per assicurare una buon apprendimento è a numero chiuso, al massimo 12 partecipanti. Solo per l’edizione del 9 giugno per il laboratorio è richiesta un’offerta di Euro 35 incluse colazione, pranzo e merenda. Iscrizioni entro e non oltre il 1/06/12.